Storia
Le sfingi del Peristilio: statue egizie nel Palazzo di Diocleziano, Spalato

La maggior parte dei visitatori del Peristilio guarda in alto: alle colonne, al campanile, al cielo incorniciato dalla pietra. La sfinge sta in basso, al bordo della piazza, ed è facile passarle accanto senza vederla. Eppure è l'oggetto più antico che vedrete a Spalato quel giorno, di parecchi millenni.
Una statua più antica del palazzo in cui si trova
La sfinge del Peristilio fu scolpita in Egitto sotto il faraone Thutmose III, che regnò nel quindicesimo secolo avanti Cristo. Significa che la statua aveva già circa diciassette secoli il giorno in cui fu posata nel Palazzo di Diocleziano. Stando in piazza, guardate un oggetto che per i Romani era già un'antichità.
È ricavata da granito egizio, estratto nel sud del paese e trasportato lungo il Nilo per secoli. È quella pietra scura e dura la ragione per cui ha resistito tremilacinquecento anni all'aperto.
Perché un imperatore le fece portare fin qui
Diocleziano governava un impero che teneva l'Egitto come provincia, e l'Egitto nell'immaginario romano era ciò che per noi è l'antichità: più antico, più misterioso e più prestigioso di qualunque cosa locale. I faraoni avevano posto le sfingi davanti ai templi come guardiani, ed era proprio quella simbologia a servire all'imperatore. Diocleziano fondava la propria autorità sull'idea di una discendenza divina, e una fila di guardiani egizi attorno a un cortile cerimoniale lo diceva senza una parola.
Le sfingi non erano decorazione. Erano un messaggio, collocato lungo il Peristilio, la piazza dove l'imperatore si mostrava ai sudditi e dove ogni accesso a lui era una scena costruita fin nei dettagli.
Quante erano e dove sono oggi
Si ritiene che ne siano arrivate una decina al palazzo. Una sola sopravvive intatta e al suo posto, quella del Peristilio. Una seconda, senza testa, giace davanti all'ex Tempio di Giove, diventato nel frattempo battistero. Le altre furono spezzate, spostate, o finirono in collezioni museali.
La ragione non è incuria ma storia. Quando nel Medioevo il palazzo divenne città, le statue pagane erano sgradite, e molte furono distrutte proprio per ciò che rappresentavano.
Da dove viene il nome Lvxor
La città egizia da cui quelle sfingi provenivano oggi si chiama Luxor. Da lì viene il nostro nome. La statua accanto al nostro ingresso non è una scenografia che abbiamo messo noi: appartiene a una piazza che c'era prima di noi e ci sarà dopo di noi. Ci siamo semplicemente chiamati come il luogo da cui è arrivata.
Che altro guardare in piazza
Visto che siete sul Peristilio, altre tre cose meritano attenzione. La cattedrale di San Doimo era in origine il mausoleo di Diocleziano: la tomba di un imperatore che perseguitò i cristiani è diventata una chiesa dedicata a un martire cristiano. Di fronte sta il battistero, un tempo Tempio di Giove. E sotto la piazza, nei sotterranei del palazzo, si legge la pianta degli appartamenti imperiali che un tempo stavano sopra.
Tutto questo sta nel raggio di poche decine di metri. La sfinge è la cosa più antica di quel cerchio, e l'unica che era già antica prima che arrivassero i Romani.

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